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Home NOI SIAMO I PARTIGIANI Grazia, Giancarlo C'è bisogno di fare un esempio

C'è bisogno di fare un esempio

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"C'è bisogno di fare un esempio", è speciale per tre motivi. Anzi quattro: si tratta di teatro - che è sempre una cosa magina- ma di un teatro ancora più speciale: teatro a scuola. Il terzo motivo ce lo spiega il sottotitolo: "di guerra di guerre di resistenza di resistenze di storia di storie di tutti e di uno". E si parla anche di uguaglianza e differenza, di violenza, di giustizia, di ubbidienza e potere e ribellione...

Ma il quarto motivo che lo rende speciale è la "partecipazione straordinaria" (in tutti i sensi) di Giancarlo Grazia, il partigiano Fritz, che - come scrivono gli autori - "bevendo un caffè, spiega le cose che non avevamo capito"

dalla descrizione del video:

RÊW presenta:
1. Nicole, Enrico, Massimiliano, Cecilia, Francesco, Eleonora e Flavia, e si pongono alcune domande a cui è però difficile rispondere perché di mezzo ci sono il Bene e il Male, la Libertà e la Legge.
2. Ora fanno uno strano viaggio nel tempo e incontrano Mussolini che parla al balcone con voce tonante, il partigiano Grazia che, bevendo un caffè, spiega le cose che non avevamo capito, e poi i bambini che cantano del vento che soffia, libertà, che ci porta tutti via con sé.
CAST Massimiliano Briarava, Flavia Gramaccioni, Nicole Guerzoni, Cecilia Lorenzetti, Eleonora Massa, Francesco Mauri, Enrico Ruscelli
Regia di Massimiliano Briarava
Disegni sonori di Marino Dolan, Mauro Martinuz, Arianna Rinaldi, Riccardo Paci, e la partecipazione degli studenti della 1P del Liceo Musicale Dalla, diretti dal M.to M. Ferri.
Con la partecipazione straordinaria del Partigiano Giancarlo Grazia
Con il patrocinio di: ANPI - Sezione Saragozza "Ferruccio Magnani" (Bologna), Quartiere Saragozza, Istituto Parri per la storia e le memorie del '900.
Grazie al dirigente scolastico Stefano Mari, ai docenti e giovani studenti dell'IC8 di Bologna, coinvolti nello studio, nel canto e nell’ascolto.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 22 Febbraio 2017 13:56  
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mi ricordo di essere caduta almeno due o tre volte il giorno della Liberazione. Era l’emozione? Fu una cosa talmente... io non so come descriverla perché fu una gioia così grande il pensare che la guerra era finita e che i tedeschi erano partiti, che i fascisti erano sconfitti, fu una cosa enorme. Tutto questo popolo di gente, io non capivo più niente, correvo dalle Due Torri a Piazza Maggiore.La gente cominciava a portare i santini, le fotografie e li attaccavano lì al muro del Palazzo del Comune. Fu una roba! E poi chi piangeva, perché la gioia fa anche piangere e poi molti non c’erano più. Diana Sabbi, Medaglia d’argento al valor militare

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